Caro Edward, In questi ultimi giorni, ho cercato senza riuscirci di decidere se scriverti o no questa lettera. Alla fine ho capito che se non l’avessi fatto me ne sarei pentito, perciò ecco qua. Lo so che ci siamo lasciati in termini non proprio idilliaci, non era certo il modo che volevo che finisse il nostro viaggio, penso che la colpa sia mia e per questo ti chiedo scusa. Però francamente se potessi lo rifarei. Virginia ha detto che alla partenza ero uno sconosciuto e al ritorno un marito, questo lo devo a te. Non c’e modo che io possa ripagarti per tutto quello che hai fatto per me, perciò anzi che provarci, ti chiederò di fare ancora una cosa per me: trova la gioia nella tua vita. Una volta, hai detto di non essere come gli altri, be’, questo è vero, tu di certo non sei come gli altri, però ogni altro è come ognuno di noi. Il mio pastore dice sempre le nostre vite sono ruscelli che confluiscono tutti nello stesso fiume, verso le cascate nelle quali, oltre la foschia si trova il paradiso. Trova la gioia nella tua vita, Edward. Mio caro amico, chiudi gli occhi e lasciati trasportare dal fiume fino a casa


 

 

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